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INNOVATORI VS COVID-19

Bemymentor : il “life-learning” per far crescere persone e organizzazioni

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Daniela Belotti Be my mentor

Intervista a Daniela Belotti di Bemymentor  : il “life-learning” per far crescere persone e organizzazioni.

Prima di tutto, come state, lei e la sua famiglia in questa fase dell’emergenza COVID-19?

Daniela Belotti : Stiamo bene, grazie. Sfiorati dalla malattia avendo un figli in età scolare che praticano attività sportive, ma per fortuna solo quarantene fiduciarie da gestire e nessun positivo tra i parenti stretti. Contatti misurati e relazioni a distanza e cerchiamo di mantenere un po’ di normalità.

Ci parli di lei, della sua carriera e di come nasce Bemymentor?

Daniela Belotti : La mia professionalità si è sviluppata ed affermata in una nota concessionaria di pubblicità all’interno della quale mi sono occupata di costruire e pianificare campagne media integrate, per differenti target di clientela ed agenzie, dalla piccola azienda alla multinazionale di diverse categorie merceologiche.

Anche le mie socie Liana e Michela hanno esperienza in aziende multinazionali in ambito di funzioni marketing . Ed è proprio dalla nostra esperienza che abbiamo cominciato a renderci conto di come le organizzazioni fatichino a valorizzare al meglio uno dei principali asset che hanno a disposizione, le persone che ne fanno parte. Il nostro dna di marketing ci ha portate a studiare le best practices internazionali e abbiamo individuato nel mentoring la metodologia più efficace per mettere al centro le persone e dare valore all’esperienza e competenza che ciascuno di noi può portare ad un’organizzazione. Se mettiamo in circolo e condividiamo questo patrimonio si creano relazioni positive che favoriscono opportunità di sviluppo, utilizzo coerente dei propri talenti, motivazione, attivazione e di conseguenza maggior produttività in una relazione win-win tra azienda e collaboratori. Il mentoring è secondo noi il miglior esempio di “life-learning” .

In Italia il mentoring è sempre stato visto come uno strumento di aiuto per le diversità, ma sta cominciando ora ad essere conosciuto come metodologia di sviluppo organizzativo efficace per affrontare temi come l’onboarding, lo sviluppo dei talenti, lo scambio generazionale, l’integrazione delle strutture nelle fasi di fusione aziendale e molti altri.

Come innova Bemymentor?

Daniela Belotti : Siamo partite da una metodologia che risale ad Ulisse nell’Iliade e abbiamo visto che era possibile innovarla utilizzando un supporto tecnologico. Ben prima che si parlasse di smart working e video conferenze, abbiamo integrato nella nostra proposta un software ideato e dedicato ai progetti di e-mentoring che va oltre i soliti strumenti di collaborazione on-line, consentendo di gestire tutto il percorso e aumentarne l’efficacia. Partiamo dalla formazione delle coppie ideali con l’uso di un algoritmo testato, strutturiamo le fasi del mentoring coinvolgendo i partecipanti e soprattutto monitoriamo ogni fase consentendo una reportistica puntuale. Lavoriamo con un’azienda americana che è leader del settore da parecchi anni che è nostra partner tecnologica.

In che modo la pandemia da COVID-19 ha colpito Bemymentor e come state affrontando questa crisi?

Daniela Belotti : Per una startup senza finanziamenti che si è affacciata al mercato nell’autunno 2019 sicuramente questo periodo non ci ha aiutate. Le aziende si sono trovate ad affrontare uno stravolgimento delle loro attività, molte hanno fermato i progetti di formazione e fanno fatica a sperimentare nuove metodologie. Abbiamo cercato di mantenere la focalizzazione e dedicare principalmente questo periodo a stringere collaborazioni con player importanti nel mondo del mentoring e con loro ci stiamo dedicando a creare e diffondere la cultura del mentoring e soprattutto dell’e-mentoring e realizzare progetti insieme.

Avete dovuto prendere decisioni difficili ? E quali sono le lezioni apprese?

Daniela Belotti : In questo caso il fatto di essere ancora in fase di avviamento ha aiutato, non abbiamo ancora dipendenti e siamo da sempre in smart working quindi abbiamo potuto contenere i costi. La difficoltà maggiore è stata sviluppare la pazienza e far capire alla nostra partner oltre oceano le maggiori difficoltà del mercato del mentoring in Italia. Abbiamo imparato che i business plan delle startup sono fatti per essere rivisti continuamente. Continuare a crederci anche se non hai immediatamente dal mercato il riscontro che avevi ipotizzato e seminare utilizzando questo periodo per creare relazioni anche se virtuali.

Come gestite lo stress e l’ansia in questo periodo di emergenza sanitaria e come vi proiettate, voi stessi e Bemymentor nel futuro?

Daniela Belotti : Per fortuna siamo pragmatiche, quindi non ci siamo fatte prendere da panico inutile. Stiamo lavorando sulla comunicazione, sulla creazione di contenuti informativi sulla funzione che il mentoring potrebbe avere proprio in un periodo come questo per tenere allineate e focalizzate le persone e al riparo proprio da stress e ansia. Questo periodo ha rafforzato in noi ancora di più la convinzione che collaborare con realtà complementari alla nostra sia una leva di successo

Chi sono i vostri competitor e come pensate di superare la concorrenza?

Daniela Belotti : Il mondo della consulenza nella formazione e nello sviluppo organizzativo è molto affollato, ma specializzati nella metodologia del mentoring ne esistono molto pochi. Avendo poi individuato la nicchia dell’ e-mentoring oggi siamo pochissimi in Italia ad avere un software dedicato. E in questo periodo l’esigenza di realizzare progetti a distanza ha incrementato l’interesse per la nostra proposta. L’alleanza con realtà già esistenti sul mercato a cui noi abbiamo portato l’innovazione tecnologica ci consente di offrire una proposta completa e altamente qualificata.

Il vostro sito Web ?

Daniela Belotti : www.bemymentor.eu

Le sue considerazioni finali su questa emergenza?

Daniela Belotti : Questo periodo ha forzato la digitalizzazione in tutti i settori e questo per noi è sicuramente un vantaggio. Con l’esplosione dello smart/remote working disporre di strumenti per essere vicini alle persone della propria organizzazione sta diventando una necessità di molte aziende. Così come sviluppare un nuovo approccio di leadership del manager, sempre più d’ascolto e di accoglienza. Forse è la volta buona che non si parli solo di “persone al centro” ma si cominci a metterlo in pratica in modo più diffuso per il bene di tutti aziende e lavoratori.

 

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