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INNOVATORI VS COVID-19

“Verso il futuro è sempre rivolto il nostro sguardo”. Intervista a Olga Mastroianni, Vicepresidente, ERSE

ERSE è una società che fornisce servizi di analisi e monitoraggi ambientali su vegetazione, flora e fauna in ecosistemi d’acqua dolce, marini e terrestri, funzionali alla corretta pianificazione del territorio e alla progettazione sostenibile.

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ERSE team

Prima di tutto, come state, lei e la sua famiglia in questo periodo di emergenza COVID-19?

“Grazie per aver chiesto ‘come stiamo’. Di solito il primo interesse è rivolto al ‘benessere’ dell’azienda in termini economico-finanziari, ma in una situazione come quella che stiamo vivendo probabilmente ci sono anche altre priorità. Fortunatamente io e la mia famiglia siamo stati e stiamo bene e anche quelle degli altri soci di ERSE”.

Ci parli di lei, della sua carriera e di come nasce questa idea imprenditoriale?

“Non sono sempre stata un’imprenditrice ma sicuramente una persona determinata. Mi sono laureata in Scienze Naturali e specializzata in Gestione e Conservazione del Patrimonio Naturale presso l’Università di Siena. Dopo alcune esperienze formative all’estero, nel 2009 ho vinto un concorso pubblico a tempo determinato presso un Ente Parco regionale toscano. Il mio ruolo riguardava la gestione amministrativa e tecnico-scientifica dei progetti finanziati con fondi comunitari (LIFE, INTERREG, ecc). È stata un’esperienza fondamentale nella mia crescita personale e professionale. Oltre alla ‘fortuna’ di lavorare nell’ambito per cui avevo studiato, sono stata iniziata al mondo della progettazione europea per la quale oggi esistono corsi di formazione anche molto costosi. Purtroppo questa esperienza di lavoro si è interrotta naturalmente nel 2013 ed è seguito un periodo di disoccupazione in cui è stato davvero difficile reinserirsi in un contesto lavorativo pertinente al mio percorso.

Nel 2015, Filippo Ferrantini, oggi Presidente di ERSE, mi contattò perché voleva trasformare in una società lo studio associato di biologi ambientali in cui operava, ritenendo utile alla compagine una figura come la mia, forse meno tecnica ma competente su aspetti amministrativi (gare/bandi, PA, progettazione europea). Decidemmo, quindi, di partecipare al Bando Coopstartup di Unicoop Tirreno e Coopfond che intendeva attivare la nascita di startup cooperative sia con un contributo finanziario a fondo perduto sia con un affiancamento di 36 mesi sugli aspetti imprenditoriali. Vincemmo il bando insieme ad altri 4 progetti di impresa e nel 2016 ci costituimmo come società cooperativa tra professionisti con 5 soci. Qualche tempo dopo saremmo anche stati inseriti nell’elenco delle startup innovative italiane.

ERSE è, quindi, il risultato di storie personali e professionali di un gruppo di tecnici ambientali, la cui formazione e specializzazione è passata attraverso l’università prima e il mondo del lavoro poi, sia nel pubblico che nel privato. Tali esperienze, maturate singolarmente, sono state pluriennali e intense ma non durature a causa del contesto storico-economico che spesso ha interrotto progetti lavorativi avviati. Ma è così che è avvenuto l’incontro del team come associazione di liberi professionisti per rispondere alla crescente domanda sulla necessità (sia normativa che di coscienza civile) di realizzare monitoraggi ambientali funzionali alla pianificazione sostenibile di qualsiasi intervento che presenti una possibile incidenza ambientale”.

Come innova la vostra azienda?

“L’importanza dell’analisi ambientale nella pianificazione e nella salvaguardia della natura richiede sia una presa di coscienza politico-amministrativa, sia un’evoluzione qualitativa e organizzativa dei tecnici ambientali. Nonostante la sensibilità e la presa di coscienza verso le tematiche ambientali siano in continua crescita, ancora troppo spesso la gestione delle questioni ambientali ai livelli decisionali più alti risponde a logiche ormai superate, caratterizzate dalla poca informazione, dalla sottovalutazione del rischio o da autentici errori di valutazione, che mal si conciliano con i moderni criteri di conservazione stabiliti a livello internazionale.

Le innovazioni metodologiche proposte da ERSE sono l’aggiornamento delle procedure obsolete (utilizzate per consuetudine) e lo sganciamento del tema della tutela ambientale da una visione parcellizzata e clientelare a una integrata e oggettiva, tramite l’adozione di rigorosi standard internazionali (norme UE) e tecnologie innovative, prerequisiti indispensabili per la correttezza delle pianificazioni, l’accuratezza delle stime d’impatto e l’efficacia dei monitoraggi.

Infatti, data la complessità delle risorse naturali e il notevole grado di specializzazione richiesto per le relative analisi, l’ottenimento di un quadro conoscitivo omogeneo risulta ad oggi difficoltoso poiché ci si deve rivolgere a vari tecnici diversi fra loro, i quali spesso operano in modo disgiunto e non integrato con il conseguente problema dell’interpretazione dei risultati da parte del committente. ERSE supera la questione ponendosi come unico interlocutore grazie a un organico professionalmente diversificato, restituendo al committente un unico report in cui viene ottimizzata la gestione dei risultati.

Oltre all’attività tecnica, ERSE s’impegna anche nella diffusione della cultura scientifica. In particolare progetta e sviluppa iniziative di turismo scientifico (‘citizen scientist’) all’interno di veri e propri laboratori a cielo aperto. Per la prima volta, anziché insegnare da una cattedra o scrivere complicati saggi tecnici, abbiamo portato le persone a toccare con mano il nostro lavoro, quello dello scienziato ambientale: dando loro i corretti strumenti per indagare e capire la natura che ci circonda, abbiamo fornito ad adulti e ragazzi la chiave per fare propri i concetti-base della sostenibilità ambientale, quali ‘biodiversità‘, ‘grado di conservazione‘, ‘qualità ecologica‘; concetti, questi, che ci arrivano direttamente dalle regole comunitarie che abbiamo stabilito con gli altri Stati europei e che siamo tenuti a conoscere e rispettare”.

 

In che modo la pandemia da COVID-19 colpisce la vostra attività e come state affrontando questa crisi?

“La pandemia ha fermato durante il lockdown tutte le attività di campo che costituiscono il nostro core business. Fortunatamente non sono state cancellate ma solamente rimandate. Ma alcuni rilievi per la flora e la fauna sono fortemente dipendenti dalla stagione, quindi possiamo dire che la fase primaverile viene recuperata in extremis in giugno. Durante il lockdown, in modalità smart working, abbiamo comunque lavorato a una grossa scadenza di un lavoro molto importante per una pubblica amministrazione, in cui l’attività principale era la compilazione di un documento strategico. Le riunioni sono state svolte in modalità telematica, anche se di certo non sono equiparabili al lavoro svolto spalla a spalla in cui certe questioni vengono risolte immediatamente invece di essere ritardate attraverso scambi di email.

Per quanto riguarda i progetti di turismo scientifico, invece, abbiamo avuto uno stop totale per l’anno 2020. Tutte le prenotazioni delle attività, per lo più da parte di scolaresche straniere provenienti dalla Germania, sono state annullate e, quindi, abbiamo avuto una perdita del 100% del fatturato derivante da questo settore aziendale. Parliamo di una disdetta riguardante circa 400 ragazzi. Per non parlare delle prenotazioni che non erano ancora state confermate ma che erano in programma”.

Avete dovuto fare delle scelte difficili in questa situazione di emergenza? E quali sono le lezioni apprese?

“Fortunatamente no, la compagine sociale non è variata e non abbiamo mai smesso di lavorare. Abbiamo solo dovuto sospendere temporaneamente per motivi precauzionali il tirocinio di un giovane biologo cofinanziato dal programma GiovaniSì della Regione Toscana, ma con la ripresa delle attività il tirocinio è stato riattivato.

Probabilmente le conseguenze della pandemia saranno visibili il prossimo anno, ma al momento ERSE gode di buona salute. Riteniamo anche che la nostra forma societaria di ‘società tra professionisti’, che prevede che i soci siano lavoratori autonomi in regime di P.IVA e non dipendenti, ci abbia aiutato e ci aiuti a superare questo periodo. Quindi più che di lezioni apprese, potrei sottolineare le conferme delle buone scelte pregresse sulla gestione della nostra impresa cooperativa”.

Come gestite lo stress e l’ansia in questo periodo e come vi proiettate, voi stessi e la vostra azienda nel futuro?

“Una startup solida impara a convivere con l’ansia dal momento della sua nascita, pertanto non abbiamo rilevato picchi di stress superiori alla norma. Siamo convinti che il carattere cooperativo non sia solo una forma giuridica ma anche un modo di intendere il lavoro e i rapporti all’interno della società. Questo non ci mette al riparo da ansie, ma il sistema valoriale che condividiamo alleggerisce il peso delle normali preoccupazioni sul presente e sul futuro. E proprio verso il futuro è sempre rivolto il nostro sguardo. Sia per statuto che per convinzione la nostra società cooperativa si basa sul principio della “porta aperta” e sul concetto di dinamicità.

Abbiamo intenzione di ampliare la nostra compagine sociale, sia per internalizzare sempre più competenze, sia per raggiungere orizzonti ambiziosi. Abbiamo già iniziato a farlo, ma continueremo ancora a puntare sui giovani ‘più giovani’ di noi: vogliamo trasmettere i nostri standard qualitativi per attivare un processo di miglioramento nella nostra categoria professionale e per mantenerli nel tempo all’interno della nostra stessa impresa”.

Chi sono i vostri competitor e come pensate di superare la concorrenza?

“Le problematiche del monitoraggio ambientale intersecano a più livelli tutti i contesti legati alla pianificazione. Il Codice dell’Ambiente prevede l’assoggettamento a procedure di valutazione e analisi per ogni progetto con possibili ricadute sull’ambiente: pertanto le imprese appaltatrici devono rivolgersi a tecnici qualificati per redigerle correttamente. Le PA, invece, sono preposte alla gestione delle aree naturali di interesse comunitario (es. ZSC), promuovendole e redigendone i piani di gestione: pertanto necessitano del contributo di specialisti della conservazione, anche per intercettare i finanziamenti europei tramite la presentazione di application per bandi internazionali.

Tali servizi sono ad oggi forniti, in maniera spesso discontinua e occasionale, da professionisti diversi per ciascun contesto e spesso legati alle realtà locali imprenditoriali o amministrative. ERSE, invece, si pone come unico interlocutore sia per soggetti pubblici che privati, per fornire un servizio omogeneo e di facile interpretazione che bypassi il frazionamento dovuto alle specializzazioni perseguite dai singoli professionisti”.

Le sue considerazioni finali su questa emergenza?

“Le conseguenze di questa emergenza saranno visibili fra qualche tempo e probabilmente faranno venire alla luce quelle attività o quelle commodities che non sono calate in un’economia reale. Il mercato dei consumi finora è stato spinto dall’alto verso bisogni non primari che, in momenti di crisi come questa, sono i primi ad essere messi da parte. Inoltre si rende necessaria una trasformazione del sistema economico, non più basato sul profitto ma sul benessere delle persone e dell’ambiente.

Per i giovani under 40 questa crisi, come le precedenti crisi economiche, hanno nuovamente sottolineato l’insostenibilità del sistema sociale ed economico. Le disuguaglianze ci hanno colpito e, più che mai, la solidarietà è vista come la risposta. L’era post-Covid deve essere il momento per l’economia sociale, solidale e sostenibile. La solidarietà e la sostenibilità non devono essere una strategia di marketing”.

Il vostro sito Web?

www.erseambiente.it

 

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