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Tecnologia e Innovazione: qual è la differenza

Negli ultimi anni in Italia sentiamo e leggiamo spesso i termini Tecnologia e Innovazione. Si parla in particolare della loro importanza e della loro centralità per lo sviluppo delle aziende e della società.

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Spesso però, accade che ci dimentichiamo del loro reale significato e della sostanziale differenza tra questi due concetti che finiscono con il diventare fini a sé stessi e sterili. Per abbattere questo muro retorico facciamo quindi un po’ di chiarezza e andiamo ad analizzare le loro definizioni.

Innovazione e cambiamento

Innovazione significa cambiare e dare valore alle cose. Grazie all’innovazione possiamo dare vita a cambiamenti concreti e reali nella vita delle persone, delle imprese e della società. Non si tratta però di creare qualcosa di nuova dal niente ma bensì di partire da qualcosa di esistente o passato e di trovare un’idea che possa migliorarlo. L’innovazione quindi non è altro che creazione di valore.

Chiaramente non basta avere una idea per essere innovativi o cambiare l’esistente. La vera innovazione richiede la comprensione di complessi processi, tecnologie, dinamiche economiche e attitudini comportamentali.

Tecnologia come soluzione dei problemi

La tecnologia, a differenza dell’innovazione, non crea o aggiunge valore a qualcosa di esistente ma studia e elabora strategie che possono aiutare a risolvere determinati problemi, ottimizzare delle procedure nei vari campi e scegliere le strategie operative per raggiungere un determinato obiettivo. Proprio per questa sua caratteristica, la tecnologia viene utilizzata sia in abito professionale e aziendale che in ambito privato. Spesso si cade nella convinzione che la tecnologia possa essere la soluzione di tutti i problemi. In realtà, pur essendo uno straordinario strumento, complesso e delicato, essa rimane sempre uno strumento che, in quanto tale, necessità sempre dell’intelligenza umana per funzionare.

Infine, innovazione e tecnologia sono due concetti diversi che però possono trovare un punto di incontro nel termine Innovazione tecnologica. Esso si riferisce a quel processo (di innovazione) che porta all’ampliamento e al miglioramento delle tecniche e delle tecnologie.

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Vuoi investire in una startup ma non sai come fare? Di seguito 4 consigli utili per farlo

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Investire in una startup è oramai alla portata di tutti. Grazie alle numerose piattaforme di equity crowdfunding, sicure e facili da utilizzare, sempre più persone decidono di allocare una parte dei propri fondi personali in questa tipologia societaria.

Quando prendiamo in considerazione di investire in una startup dobbiamo, però, considerare entrambe le facce della medaglia. Infatti, se da un lato una startup ha un alto potenziale di crescita, dall’altro lato il rischio fallimento è dietro l’angolo. Per questo, prima di investire, bisogna considerare e valutare una serie di fattori che ci permettono di capire se l’investimento si rivelerà fruttuoso oppure no.

Cosa caratterizza una startup

Innanzitutto, è bene chiarire che non tutte le aziende che nascono sono startup. Una startup per definirsi tale deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • Temporaneità: la qualifica di startup è temporanea e rappresenta la prima fase del percorso che la porterà a diventare una grande impresa;
  • Scalabilità: è la capacità di crescere in modo esponenziale utilizzando poche risorse;
  • Replicabilità del modello di business: vuol dire che il business model può essere ripetuto in diverse aree geografiche o periodi temporali senza grandi cambiamenti. Il business model aiuta a capire la fattibilità del progetto (scalabilità, replicabilità, bisogno reale del cliente); per questo è indispensabile redigere un Business Model Canvas o un Lean Model Canvas per capire il reale valore del prodotto immesso sul mercato e le modalità di monetizzazione;
  • Innovazione intrinseca: deve esserci un’importante innovazione di prodotto o di processo. Quando parliamo di startup, l’innovazione rappresenta la “conditio sine qua non”; una startup, infatti, nasce per soddisfare un bisogno non ancora soddisfatto e apportare un’innovazione che ancora manca sul mercato.

4 fattori per valutare l’investimento in una startup

  • Team: la valutazione del team è un aspetto molto importante da tenere in considerazione. Il team, infatti, costituisce la colonna portante della startup stessa. Solitamente il team (almeno all’inizio) è composto da due figure: il CEO (Chief Executive Officer) e il CTO (Chief Technical Officer), esperti del settore business e tecnologico. Oltre all’esperienza pregressa del team e alle competenze maturate, un investitore tiene conto anche della vision e della motivation degli imprenditori.
  • Prodotto/servizio: questa fase richiede uno studio approfondito. Per prima cosa bisogna confrontare il prodotto/servizio che si intende offrire con quelli presenti sul mercato e valutarne l’effettiva necessità dell’introduzione del prodotto/servizio sul mercato stesso, bisogna poi analizzare attentamente i competitor sia diretti che indiretti in relazione a quello che offrono e a quello che noi andremo ad offrire. Una particolare attenzione dovrà essere posta sul vantaggio che tale prodotto/servizio possiede rispetto agli altri; dunque, quali sono le sue principali caratteristiche distintive;
  • Traction: nel mondo delle startup la “Traction is the king”, senza di essa avrà vita breve e, di conseguenza, non avrà mai un futuro. La traction è la prova che qualcuno vuole comprare il prodotto e che soddisfa una richiesta reale del mercato. Ogni potenziale investitore dovrà misurare la traction di una startup per capire l’effettiva capacità di una startup non solo di offrire un prodotto che soddisfi un bisogno ma anche la sua capacità di crescere e di acquisire nuovi clienti;
  • Dimensione del mercato: un’attenta analisi di mercato, consentirà di capire la potenziale crescita ed evoluzione della startup nella quale si ha intenzione di investire. Ad esempio, un mercato troppo piccolo indicherà una crescita lenta e ciò potrebbe compromettere la riuscita del progetto; al contrario, un mercato potenziale ampio è indicativo di una possibile crescita esponenziale e quindi di successo del progetto. È importante valutare anche il trend del mercato, meglio agire in mercati in crescita anziché in declino.
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Startup Early Stage: come si definiscono e cosa fanno

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La fase di Early Stage rappresenta l’inizio della vita di un’impresa ed include tutte le operazioni di investimento indispensabili per la sua crescita.

Cos’è e come funziona la Startup Early Stage

La Startup Early Stage attraversa quel momento in cui l’idea ha bisogno di essere perfezionata. Vanno perciò effettuati tutti i test necessari a dimostrare l’efficacia del prototipo. Si tratta essenzialmente della fase di sviluppo del prodotto che ha lo scopo di valutare la possibilità o meno di ottenere finanziamenti per giungere alla sua immissione nel mercato. Una volta che l’idea è pronta per diventare realtà si raggiunge la fase centrale di Early Stage. L’obiettivo principale di una Startup nascente è quello di ottenere un numero consistente di consensi da parte dei finanziatori. Tra gli elementi rilevanti è inclusa anche l’individuazione del mercato di riferimento del prodotto che consenta di generare i primi ricavi. La Startup Early Stage ha l’opportunità di attirare i suoi primi clienti e i sostegni che costituiscono le basi del suo futuro. Le caratteristiche principali che accomunano una Start up in questa fase sono:

  • La presenza di pochi dipendenti, in genere meno di dieci
  • L’assenza di profitti
  • L’incapacità di corrispondere stipendi competitivi

Se infatti l’impresa possiede già ricavi sufficienti per far fronte a tutte le esigenze della squadra non può essere classificata come una Startup Early Stage.

Di cosa ha bisogno una Startup Early Stage

Una Startup in fase di creazione necessita principalmente di capitale. La fase di Early Stage viene definita appunto di pre-finanziamento nella quale è importante dimostrare l’efficienza e la validità del team. Le necessità che emergono per una Startup Early Stage vengono soddisfatte solamente mettendo in atto determinate azioni:

  1. Individuare un target definito. Il prodotto o servizio immesso nel mercato deve far fronte al bisogno di un target sufficientemente ampio per garantire il successo della Startup
  2. Testare l’efficacia della soluzione. L’obiettivo principale dell’impresa deve essere quello di offrire un prodotto funzionale ed appetibile capace di creare riscontri positivi tra gli utenti
  3. Identificare gli effetti sul mercato. Quando il prototipo viene immesso nel mercato è possibile iniziare a valutare i margini di crescita economici e stabilire se può sussistere un adeguato ritorno in termini finanziari per l’impresa
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10 trucchi per trovare un nome efficace alla tua start up

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Quando si decide di avviare una start up, una delle prime sfide da affrontare riguarda senz’altro la scelta del nome. Generalmente nella fase iniziale si tende a farsi prendere dall’aspetto emotivo e a optare per quel nome che gira nella mente da tanto tempo. In realtà, è consigliabile fare questa scelta nel modo più razionale possibile, tenendo conto di tutti i fattori che possono andare a garantire l’efficienza del nome.

Trovare i nomi non è mai cosa da poco. Richiede tempo, impegno e tanto studio. La prima cosa da considerare è che su quel nome, verranno investiti tanti soldi, in modo consapevole o inconsapevole. Il nome inoltre, non è importante solo per i possibili nuovi clienti, ma anche per i fornitori, partners e per la comunità in genere dove si opera.

Il nome è il primo biglietto da visita di una start up. Secondo gli esperti di naming, un nome deve essere corto, memorizzabile, originale, gradevole e orecchiabile. In questo articolo andremo ad elencare 10 trucchi per trovare un nome efficace per la tua start up.

  1. No nomi difficili e generici: Il nome deve essere breve e facile da scrivere e ricordare per permettere ai clienti di trovare facilmente la tua startup, anche online. Non scegliere nomi troppo generici. Per esempio, American Airlines è un nome generico. Alitalia invece è un nome creativo che nasce da un mix di parole. I nomi generici tendono inoltre ad essere dimenticati molto facilmente e vengono confusi con altri.
  2. Fai ricerca: Prima di iniziare a fare una lista di nomi papabili, studia la concorrenza. È molto utile fare ricerca su Google e segnare i nomi che usano gli altri, per vedere cosa funziona e cosa no, quale scelta trovi più coerente, audace e originale. Dopo la ricerca potrai iniziare a buttare giù qualche idea. Inoltre, è importante verificare sempre che il nome dominio sia libero. Per farlo, basta digitare il nome dominio di tuo interesse per vedere subito se è disponibile o meno.
  3. Acronimi e mix di parole: Per creare gli acronimi prova a utilizzare la prima lettera di ogni parola di una frase o parti di parole o di nomi.  Un esempio famosissimo è BBC (British Broadcasting Corporation). Anche mescolare parole può portare a risultati interessanti. In questo caso ti consigliamo di mescolare due o più parole significative per te e per la tua impresa. Un paio di esempi: Compaq (da “computer” e “pack”) e Groupon (da “group” e “coupon”).
  4. Letteratura e parole straniere: Se sei un appassionato di storia e letteratura, ti basterà fare qualche ricerca nelle leggende greche e romane.  Molte società famose hanno usato questo trucchetto: ASUS (dal cavallo alato Pegaso, in inglese “Pegasus”) e Nike (dalla dea della vittoria). Sempre più start up italiane optano inoltre per nomi stranieri. Il motivo è che un nome straniero può lasciare il segno nella lingua madre dei tuoi clienti. Basti pensare a Audi (la traduzione latina del cognome tedesco “Horch”) e Altavista (in spagnolo “alta vista”). Una delle lingue più utilizzate dalle start up è il latino. Pensa ad esempio ad Acer (che in latino vuol dire “acuto”, “capace”) e Volvo (dal latino “io volgo”), due dei nomi più celebri e più facili da ricordare.
  5. Mappa mentale: Una mappa mentale è un ottimo un modo per farsi venire le idee. Basta prendere un bel foglio bianco, matita, penne e colori. Al centro del foglio scrivi la parola dalla quale vuoi partire e poi unisci tutte le altre, in un gioco di ramificazioni ad albero. I risultati di questo trucchetto ti sorprenderanno.
  6. Nome accattivante: cerca di evitare scelte banali e poco creative. In nome della tua start up deve colpire i potenziai clienti e deve avere un suono gradevole anche in altre lingue. Per valutare questo aspetto puoi sperimentare il nome con amici, parenti o colleghi fidati e chiedere un loro parere. Il loro aiuto si rivelerà molto prezioso.
  7. Nomi descrittivi: Chiudi gli occhi e prova pensare alla tua attività: qual è la parola o quali sono le parole che potrebbero meglio descrivere quello che fai? Un esempio di un marchio che ha fatto ricorso a questa tecnica è la catena di supermercati 7-Eleven, il cui nome dice chiaramente qual è la prerogativa della sua attività: i negozi sono aperti dalle 7 del mattino alle 11 di sera tutti i giorni.10.
  8. Usa la tua storia: Se dietro alla tua start up si nasconde una storia, raccontala con il nome. Per fare qualche esempio: Virgin (i fondatori suggerivano l’idea di essere completamente nuovi nel settore) e Mozilla (ossia killer di Mozaic – un internet browser).
  9. Il tuo nome: Se proprio sei a corto di idee o nessuna opzione ti convince, perché non usare il tuo nome? Molti dei marchi più celebri riprendono in realtà il nome del proprio inventore o proprietario, come Bayer (Friedrich Bayer fu il fondatore dell’azienda), Boeing (da William E. Boeing). Anche i soprannomi vanno bene. Pensa alle aziende come Mercedes (dal nome della figlia di uno dei fondatori) e Danone (dal nomignolo del figlio di uno dei fondatori).
  10. Convinzione: qualsiasi sia il nome che deciderai di dare alla tua start up, l’importante è che tu ci creda veramente. E ricorda, non deve piacere solo a te, ma al tuo mercato di riferimento.
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