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Informatica

Una rivoluzione per la Cultura a cui guardano le grandi aziende

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Raccontaci alcune parole sui fondatori e su come è nata l’idea

Studiando per uno dei miei libri come funziona il sistema di psicometria attraverso i social mi chiesi come potessimo salvare le nostre aziende. La prima risposta, la più semplice fu quella di cercare un modo per rompere la cattiva abitudine di usare la rete anche quando essa non serve affatto; un cattivo comportamento che non sfrutta alcun vantaggio di internet, ma che porta a subirne tutti i rischi. Da questa considerazione è nato il brevetto Post Internet Era, un semplice ed efficiente microserver plug&play che crea connessioni locali sicure (un meccanismo simile a una cassetta di sicurezza bancaria) e si interfaccia a internet attraverso quello che è lo strumento informatico più controllabile e valicabile: un’App.

Questa è una rivoluzione del concetto di gran moda dell’IOT, ma è talmente utile, prestante e sicuro che potremo rivoluzionari intere filiere – come abbiamo già fatto con le App per la Cultura, portandole da un’usabilità nulla e una revenue del 33% (quando la media di mercato era fra lo 0,00…qualcosa e il 2%), come ha testimoniato il grandissimo successo di 5000 utenti/mese per MuseOn sulle Gallerie d’Italia di Milano, prima volta al mondo in cui un’App mediaguide è stata sfruttata quanto un’audioguida tradizionale.

URL di un video di presentazione dell’attività 

 

Quali sono i vostri prodotti e servizi ? 

Produzione del microserver brevettato Post Internet Era, consulenze in merito a Cyber Security, difesa della identità digitali personali, aziendali e collettive, dei diritti d’autore, produzione di contenuti culturali.

I vostri fattori di successo ?

La capacità di progettare soluzioni ad hoc per ogni settore, senza mai mutuare tecnologie da altri campi senza una preventiva ed efficace analisi dei rischi/benefici. La flessibilità operativa e la scrupolosa pianificazione di tutti gli aspetti economici, sociali, geopolitici.

Cosa vi rende unici?

Il brevetto, l’ampiezza delle competenze, e, va detto, il non accontentarci di ottimizzare processi, ma il coraggio di prendere strade totalmente nuove pur riuscendo a diminuire i rischi di processo rispetto alle strade già conosciute. Se questo, nei settori tradizionali, è impossibile, nel campo dell’informatica e delle strategie di gestione dei dati è possibile e fondamentale!

Il vostro Modello di Business?

Come tutta la nostra piattaforma è modulare, scalabile e adattabile, anche il modello di business varia a seconda degli indirizzi d’applicazione. Nel campo della valorizzazione dei beni culturali siamo riusciti a trasformare una filiera in perdita in una voce di introito, con ottime revenue da redistribuire.

Qualche parola sui vostri concorrenti?

In vero non ne abbiamo, nel campo dei beni culturali si sono sempre mutuate tecnologie da altri settori con risultati disastrosi (si veda l’assurda moda dei visori VR, ora spazzati via dal Covid), ma anche nel campo industriale noi siamo all’opposto dell’industria 4.0 e dell’IOT, eppure siamo utilissimi per renderle davvero prestanti e sicure.

Il vostro sito web ?

ithalia.it (aziendale) museon.it (la community culturale) museon.eu (il prodotto di Valorizzazione e il progetto MuseOn)

La sciagura del nostro tempo è che i titoli (specie di laurea) son superati. Mi tocca definirmi in base a ciò che ho sempre fatto: lo jerofante. Dopo questo plagio di Seneca posso dire che la mia formazione culturale è ingegneria e architettura. Ho pubblicato saggi di filosofia e mi occupo di geopolitica e sicurezza dei dati informatici sin da quando avevo una ventina d’anni.

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