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Aprire partita IVA: 5 cose da sapere
Se il progetto di metterti in proprio ti piace e hai un’idea di business, prima di iniziare a vendere e fatturare devi informarti correttamente su quando e come aprire la partita IVA. Neolaureati pronti a diventare freelance, artigiani agli inizi o aspiranti imprenditori che credono nel digitale: tutti devono conoscere le regole, così da evitare errori costosi o scelte affrettate che portano verso spiacevoli sorprese fiscali.
Ma cos’è la partita IVA? Possiamo definirla come un numero identificativo fiscale che si lega a una persona che svolge una determinata attività in modo abituale e continuativo. Attenzione a non commettere l’errore di valutare la prestazione occasionale con un tetto massimo di 5000 euro di guadagno; quello è in realtà un errore. Se il lavoro svolto non è saltuario ma continuativo, la P.IVA diventa obbligatoria.
5 cose da sapere prima di aprire la partita IVA
In Italia si contano oltre 4.174.000 partite IVA (dato aggiornato a maggio 2025) e con questo numero di attività individuali è evidente come siano parte importante dell’economia del Paese. Dai costi di gestione di una partita iva forfettaria a obblighi, tempistiche e scelta del codice ATECO: ecco tutto ciò che dovresti sapere.
1. Obbligo e tempistiche
Se inizi a lavorare regolarmente con continuità devi aprire la partita IVA. Non importa quale sia il tuo fatturato, è sufficiente che il tuo business sia strutturato e continuativo per richiederla. Per legge in Italia hai 30 giorni di tempo dal momento in cui avvii il lavoro, superato questa tempistica rischi sanzioni amministrative.
2. Scelta del codice ATECO
Secondo step importante è quello di individuare il codice ATECO che si deve collegare all’attività svolta. È strettamente collegato ai versamenti INAIL e INPS; in più deve essere scelto in modo specifico e non generico.
3. Regime fiscale
Chi desidera iniziare la propria avventura come libero professionista ha due scelte:
- Regime forfettario. Prevede un’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni, salendo poi al 15%. Non ha IVA in fattura e limita i ricavi a 85.000. Superata la soglia si passa all’ordinario;
- Regime ordinario. Si applica l’IVA, ha costi maggiori ma offre l’opportunità di scaricare spese di trasferta, bollette, acquisti e prestiti. Si pagano IRPEF e addizionali in base allo scaglione di reddito e in più servono registri contabili e dichiarazioni più articolate.
4. Contributi previdenziali
Per aprire partita IVA ci si iscrive anche alla gestione previdenziale che può essere la gestione separata INPS per freelance senza cassa di riferimento, oppure casse professionali come quelle per avvocati, architetti, medici, psicologi ecc. In questo caso le spese possono superare il 25% del reddito.
5. Obblighi e costi ricorrenti
Attenzione poi ad alcuni obblighi fiscali per freelance che non possono essere saltati:
- Va effettuata una dichiarazione dei redditi annuale e dell’IVA se in regime ordinario;
- La fatturazione elettronica è entrata in vigore ed è necessario conservare i documenti per 10 anni;
- Chi è in regime forfettario deve ricordare di pagare le marche da bollo da 2 euro a documento per tutte le emissioni superiori a 77,47 euro;
- Affidarsi a un commercialista che potrà richiedere una parcella a seconda della complessità delle attività da svolgere.
Ora conosci alla perfezione le tempistiche di apertura, obblighi e costi ricorrenti, informazioni su contributi previdenziali, i differenti regimi fiscali e l’importanza del codice ATECO. Questi sono i consigli utili e fondamentali per chi desidera aprire una partita IVA e iniziare il proprio percorso da freelance.
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