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INNOVATORI VS COVID-19

Isabella Sorace ci spiega cos’è LiUU: L’idea imprenditoriale di crowdliquidity nata dalla pandemia

Isabella Sorace LiUU

Ci parli di lei, della sua carriera e di come nasce questa idea imprenditoriale?

Isabella Sorace: Io arrivo da anni di esperienza nel settore della consulenza strategica e ad oggi sono transformation manager per una società internazionale di consulenza. Se dovessi riassumere in poche parole il mio lavoro, direi che passo le giornate risolvendo problemi di qualsiasi tipo. Dove in molti vedono solo domande complesse, io ho imparato a vedere la soluzione. Verso fine aprile, ho iniziato a studiare la situazione economica causata dal lockdown come un problema da risolvere – così, ho inquadrato la radice ultima del problema (la mancanza di liquidità in circolazione), e da quello siamo partiti per trovare una soluzione. L’idea di LiUU è quindi nata così: dove in molti hanno visto solo un problema per l’economia, noi abbiamo iniziato a cercare quale fosse l’opportunità – da lì il passo è stato breve, per trovare una possibile risposta a questa crisi terribile.

Come innova LiUU?

Isabella Sorace:  Il lockdown ha mostrato come – in un mondo estremamente digitalizzato – le piccole attività commerciali sono ancora ben lontane dal beneficiare di tale digitalizzazione. L’economia sta entrando in crisi in quanto le risorse che di norma sarebbero destinate a queste attività commerciali sono al momento bloccate nelle tasche degli italiani e di tutti quei turisti / viaggiatori che non possono circolare liberamente. Spesso, queste risorse esistono e sono disponibili – ma le attività commerciali non hanno idea di come raggiungerle. Quello che abbiamo fatto, quindi, è stato inventarci un modo per fare circolare la liquidità, in un momento in cui sono le persone a non poter circolare del tutto liberamente. Abbiamo chiamato questa nuova forma di finanziamento per le imprese “crowdliquidity”, in quanto abbiamo adottato alcuni dei principi propri del crowdfunding ma con un’applicazione diversa. Tramite la nostra piattaforma, la liquidità circola oggi (online), a fronte di un servizio o prodotto di cui si usufruirà in futuro (di persona). Essenzialmente, stiamo aiutando le imprese a digitalizzarsi: così, non solo possono trovare la liquidità di cui hanno bisogno oggi, ma anche e soprattutto possono finalmente mettersi al passo con i tempi.

In che modo la pandemia da COVID-19 ha colpito LiUU e come state affrontando questa crisi?

Isabella Sorace: In realtà la pandemia è stata la ragione per cui abbiamo creato questa idea imprenditoriale. Noi crediamo fermamente che questa sia un’ottima opportunità per i piccoli business: non tutti sopravvivranno a questa crisi, ma quelli che sapranno adeguarsi ai tempi, e sfruttare a pieno il canale digitale, avranno molte più possibilità degli altri. Con LiUU, vogliamo appunto aiutare le imprese in questo processo.

Avete dovuto prendere decisioni difficili ? E quali sono le lezioni apprese?

Isabella Sorace: Essendo appena partiti, ed interamente con fondi nostri, le scelte difficili degli ultimi mesi sono state in relazione a come usare questi fondi. Spesso avremmo voluto “fare da soli”, ma ci siamo resi conto presto che l’unico modo per creare un prodotto funzionante e in poco tempo era affidarsi a collaboratori esperti. Questi mesi sono stati un vero e proprio boot camp su come usare al meglio le nostre risorse limitate – stiamo ancora imparando, ma i frutti già si vedono. Molte start up con maggiori risorse delle nostre impiegano spesso circa un anno dall’ideazione iniziale alla creazione di un “minimum viable product”: noi siamo arrivati qui in soli 3 mesi, con ancora risorse disponibili per sviluppare il prodotto ulteriormente.

Come gestite lo stress e l’ansia in questa fase 3 dell’emergenza e come proiettate, voi stessi e LiUU nel futuro?

Isabella Sorace: Data la nostra visione ottimista, non siamo particolarmente stressati dalla fase 3. Vediamo il momento corrente in un’ottica molto darwiniana: la pandemia è un evento dalle possibili implicazioni catastrofiche, ma non deve necessariamente essere così. Proprio come accade in natura, siamo convinti che le aziende che saranno in grado di adattarsi sopravvivranno e avranno successo – le altre, quelle restie a qualsivoglia processo di digitalizzazione e cambiamento, sono destinate a scomparire (e questo sarebbe comunque successo a un certo punto – la pandemia sta solo accelerando un naturale processo evolutivo del sistema economico).

Visto che LiUU aiuta le aziende in questo processo di digitalizzazione, il nostro successo sarà strettamente legato a quante piccole attività
commerciali decideranno di investire in questa direzione, e decideranno di farlo tramite la nostra piattaforma.

Chi sono i vostri competitor e come pensate di superare la concorrenza?

Isabella Sorace: La crowdliquidity nasce come un’alternativa al crowdfunding, quindi alcuni competitor sono sicuramente le piattaforme di crowdfunding esistenti. Non siamo però preoccupati di competere con aziende come Kickstarter o altre, in quanto ci rivolgiamo ad un pubblico diverso: loro si occupano di progetti innovativi che hanno bisogno di capitale iniziale, noi aiutiamo imprese esistenti a raccogliere liquidità.

Altri competitor sono piattaforme di e-commerce per artigiani (ad esempio Etsy), o siti che vendono voucher come Groupon. Anche in questi casi, la nostra offerta si differenzia dalla loro – per quanto simili in parte ad alcune piattaforme, ci siamo assicurati di creare un concetto nuovo (la crowdliquidity) che ci permette di avere una strategia che in marketing si chiama “Blue Ocean” – almeno finché non si creeranno nuove piattaforme di crowdliquidity come la nostra. Avendo creato un mercato nuovo, possiamo focalizzarci sulla strategia, senza preoccuparci troppo – almeno per ora – della competizione.

Le sue considerazioni finali su questa emergenza?

Isabella Sorace: Io penso che il lock down abbia decisamente reso più evidente cosa voglia dire “far girare l’economia”. Già nelle prime settimane di questo periodo storico, in molti hanno chiesto allo stato di intervenire, in termini di provvigione di fondi a quelle persone ed aziende che stavano soffrendo a causa della chiusura forzata. Purtroppo, questo non è stato né sarà sufficiente: il vero problema causato dal lock down è che la liquidità generata da chi ancora ha continuato a lavorare, o ricevuta da chi è stato aiutato dallo stato, non è rientrata in circolazione, ma si è trasformata in risparmio.

A fronte di molte, troppe, famiglie che hanno sofferto per un reddito ridotto ai minimi (se non inesistente), molti altri nuclei familiari hanno continuato a guadagnare quanto prima o poco meno, e semplicemente hanno smesso di spendere. È qui, a mio parere, che nasce il problema all’economia: la crisi che stiamo vivendo è prima di tutto una crisi della domanda, ed è una crisi di carattere tecnico. Se chi ancora ha capacità di spesa continuasse a spendere come ha sempre fatto, la crisi sarebbe di dimensioni ridotte, e allora sì che gli aiuti statali potrebbero davvero fare la differenza.

Link Utili:

https://liuu.world

 

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