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INNOVATORI VS COVID-19

Intervista a Simone Offredo e Francesco Scrufari, CEO e co-founder di Ulixe

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Simone Offredo Ulixe

Come state, lei e la sua famiglia?

Simone Offredo: Bene, per fortuna. Finora siamo passati indenni attraverso le varie “ondate”. I miei due figli hanno 11 e 7 anni in tutto questo periodo, anche quando il Piemonte era “regione rossa” hanno sempre continuato a frequentare la scuola in presenza, il che ovviamente ha reso più semplice l’organizzazione in casa.

Francesco Scrufari: Bene, anche se io e mia moglie siamo un po’ stanchi. Il 1° gennaio è nato il nostro secondo figlio, Enea e ovviamente siamo contentissimi, ma le nostre notti da un mese a questa parte sono diventate un po’ più…movimentate. A parte questo, va tutto bene.

Ci parli di lei, della sua carriera e di come nasce questa idea imprenditoriale.

Francesco Scrufari: Be’, la storia è lunga. Ulixe, la nostra azienda, è nata nel 2001 (tra l’altro l’abbiamo costituita il 21 febbraio e quindi fra pochi giorni festeggeremo il 20-esimo compleanno) e raccontare tutti gli sviluppi di questi 4 lustri richiederebbe parecchio spazio, mi sa. Avrò pietà dei lettori e mi limiterò a raccontare l’inizio. 🙂

Dunque: quando abbiamo fondato Ulixe, io e Simone avevamo circa 25 anni e lavoravamo in due aziende diverse, tutti e due nell’ambito ICT. Eravamo stati compagni di scuola alle superiori, ma poi una volta iniziati gli studi universitari le nostre strade si erano divise.
Ci accomunava però la passione per la programmazione e l’informatica, anche se nessuno dei due l’aveva scelta come facoltà universitaria. Io ho studiato Economia e Simone Storia e Critica del cinema

L’idea di fondare una nostra azienda è nata da questa passione comune e da una serie di chiacchierate dopo il lavoro. In quel periodo eravamo entrambi affascinati dalle possibilità che sembrava offrire Internet, che in quegli anni era finalmente divenuta di uso comune (anche se di lì a poco sarebbe esplosa la cosiddetta “bolla di Internet”). Immaginavamo che negli anni successivi ci sarebbe stato sempre più bisogno di “informatica” e volevamo partecipare in prima persona a quella che consideravamo una “svolta epocale” nel settore. Così abbiamo deciso di metterci in proprio.

Ai nostri amici e anche alle nostre famiglie in verità sembrava una follia. L’idea che stessimo per lasciare un lavoro “fisso”, a tempo indeterminato, per gettarci nella libera imprenditoria, li inquietava. E a dirla tutta per i primi tempi anche noi abbiamo tenuto un po’ i “piedi in due scarpe”, lavorando di notte per costruire la nostra azienda e di giorno in ufficio dalle aziende presso cui eravamo impiegati. Però è durato poco. Dopo qualche mese abbiamo deciso di fare il salto definitivo e abbiamo entrambi dato le dimissioni dai nostri lavori sicuri per dedicarci al 100% a Ulixe. Tra l’altro abbiamo anche rispettato la “mitologia” del settore. La nostra prima sede è stata in un garage affittato tramite un amico

Simone Offredo: Quando abbiamo lasciato il lavoro per dedicarci a tempo pieno alla nostra azienda (oggi si direbbe startup, ma all’epoca non si usava) è stato un momento esaltante, ma anche…terrorizzante, devo dire. Per il primo anno, quando qualcosa non andava per il verso giusto, ci è capitato più di una volta di chiederci se avessimo fatto bene a metterci in proprio, oppure no. E le difficoltà naturalmente non sono mancate. Ci sono in qualsiasi azienda, all’inizio, ma noi avevamo un’aggravante. Eravamo molto giovani.

In quegli anni non c’era ancora la cultura delle startup che c’è oggi e nessuno pensava che un’azienda di giovani alle prime armi con pochi fondi ma un sacco di entusiasmo potesse neppur lontanamente essere destinata al successo. Banche, clienti e persino i fornitori erano molto scettici sulle nostre possibilità di sopravvivenza e non perdevano occasione per dircelo.

Se fossimo partiti oggi, anziché 20 anni fa, sarebbe stato diverso. Oggi siamo abituati alle startup fondate da informatici o imprenditori a volte anche giovanissimi e nessuno avrebbe fatto pronostici negativi fin dal primo incontro, né ci avrebbe consigliato di chiudere tutto e tornare da dipendenti a “fare esperienza”, come invece ci dicevano allora.

Pensate che avevamo persino delle difficoltà ad assumere dei collaboratori, perché le persone con cui facevamo i colloqui, che in genere avevano la nostra stessa età, non si fidavano di un’azienda con due soci così giovani. Regolarmente declinavano le nostre offerte, per andare a lavorare in aziende più “solide”, anche se magari gli offrivano stipendi più bassi!

Comunque, per fortuna abbiamo tenuto duro e abbiamo superato queste difficoltà iniziali, smentendo tutti i pronostici negativi. Anzi, siamo anche riusciti a crescere rapidamente. Nel giro di un anno siamo arrivati a un fatturato a 6 cifre e nei successivi tre l’abbiamo raddoppiato ogni 12 mesi. Oggi il nostro fatturato ha 8 cifre, abbiamo due sedi in Italia, a Torino e a Milano (per un caso da una finestra di quella di Torino, che è in un piccolo grattacielo vicino al centro città, si vede il garage nel quale siamo partiti) e una nella Silicon Valley.

Insomma, gli scettici sono stati smentiti.

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Come innova Ulixe?

Simone Offredo: Nel settore in cui lavoriamo, l’informatica, l’innovazione è un obbligo ancor prima di una scelta. Ogni anno investiamo molte risorse per essere sempre al passo con i linguaggi di programmazione più evoluti e le tecnologie più attuali, sia assumendo professionisti esterni, sia gestendo programmi di formazione interna. Ci muoviamo su più fronti perché abbiamo una clientela composta da grandi aziende che hanno molte necessità diverse.

Francesco Scrufari: Attualmente ci stiamo occupando molto, ad esempio di progetti nell’ambito del machine learning, dei big data e dell’ IoT, ma ovviamente dedichiamo grande attenzione anche a tutte le novità che riguardano il mondo delle app (lavoriamo sia su Android che su iOS) oltre a più classiche integrazioni di sistemi complessi in diverse verticalizzazioni di mercato (banche, assicurazioni e industria dell’auto).

Discorso diverso per la nostra esperienza diretta come publisher di applicazioni, iniziata con la creazione di un’impresa in Silicon Valley, che ha richiesto di specializzarci non solo da un punto di vista dello sviluppo di codice, ma anche come tecnici di marketing e di business intelligence.

In che modo la pandemia da COVID-19 ha colpito Ulixe e come state affrontando questa crisi?

Simone Offredo: Per fortuna siamo passati relativamente indenni attraverso le due “ondate” della pandemia. Certo, abbiamo dovuto rivedere un po’ al ribasso i nostri obiettivi di crescita, perché alcuni clienti con i quali lavoravamo, nel corso dell’anno, soprattutto all’inizio della seconda “ondata” hanno deciso di adottare una strategia conservativa, riducendo gli investimenti sui nuovi progetti.
Per fortuna “crescere meno del previsto” non vuol dire non crescere affatto, comunque.

Francesco Scrufari: Dal lato organizzativo, che compete di più a me (Simone si occupa maggiormente della parte finanziaria), naturalmente abbiamo dovuto attivarci rapidamente, all’inizio del covid, per riorganizzare le nostre sedi in modo da rispettare i distanziamenti, le regole sanitarie, i controlli della temperatura all’ingresso, ecc e questo ha richiesto un po’ di lavoro a marzo dello scorso anno. Sullo smart working invece eravamo già piuttosto organizzati perché la maggior parte dei nostri consulenti lavora abitualmente presso le sedi dei nostri clienti, ossia all’esterno di Ulixe e dunque è già “attrezzato” per il lavoro a distanza.

Avete dovuto prendere decisioni difficili? E quali sono le lezioni apprese?

Simone Offredo: La difficoltà più grande è stata quella di dover prendere delle decisioni senza avere in mano nessuna certezza, specie all’inizio. È stato complesso – per noi come credo per moltissime altre aziende – decidere a febbraio o marzo cosa fare e come organizzarci nei mesi successivi (ad esempio cosa dire ai clienti, quando iniziare nuovi progetti, come ridefinire i flussi di lavoro, ecc.) senza avere la più pallida idea di come si sarebbe evoluta realmente l’epidemia.

Un altro fattore di difficoltà è stata l’urgenza. Il covid è letteralmente “esploso” in Italia, almeno nelle cronache e nella nostra percezione, a partire dal 23 febbraio quando ci sono stati i primi lockdown a Lodi. Solo due settimane dopo, l’8 marzo eravamo praticamente tutti in zona rossa, qui al Nord. Quindi in due settimane abbiamo dovuto riorganizzare tutto il nostro lavoro e quello di oltre 300 nostri consulenti, senza avere idea di quanto sarebbe durata l’emergenza, di come si sarebbero evoluti i divieti, di cosa avrebbero fatto i nostri clienti, e così via. Non è stato facile.

Francesco Scrufari: Aggiungerei che di sicuro una lezione che abbiamo imparato è che a volte nelle emergenze: “è meglio fatto, che perfetto”. Intendo dire che se non ci fossimo riorganizzati rapidamente e non avessimo preso subito una serie di decisioni operative per le quali non avevamo proprio tutti i dati necessari, non ce la saremmo cavata così bene come, a conti fatti, ce la siamo cavata. Negli anni ’80 andava di moda dire: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Ecco, io credo di aver imparato invece che, più di tutto, duri o no, quando il gioco si fa duro l’importante è cominciare a giocare in fretta!

Come gestite lo stress e l’ansia in questo periodo di emergenza sanitaria e come proiettate, voi stessi e Ulixe nel futuro?

Francesco Scrufari: Ultimamente più che stress e ansia, io ho sonno a dirla tutta… Okay, scherzi a parte, noi, io e Simone, in queste ultime settimane stiamo già lavorando per progettare al meglio la ripartenza.

Simone Offredo: Verissimo. Non voglio sembrare troppo ottimista, ma credo che tra vaccini, caldo estivo e misure di prevenzione, nei prossimi mesi assisteremo a un progressivo abbassamento dei contagi, che spero porterà con sé un lento ritorno verso una (nuova) normalità. Noi vogliamo farci trovare preparati, per ricominciare subito a crescere come prima.

Ci stiamo organizzando per riprendere in mano progetti che abbiamo interrotto per la pandemia e per potenziare alcune aree la cui attività ha conosciuto delle pause durante i mesi del lockdown: Gli incontri con i clienti, gli eventi, le conferenze, ecc. Abbiamo anche cominciato a implementare un ambizioso progetto di comunicazione interna per migliorare e accrescere ulteriormente il benessere dei nostri collaboratori e di tutti i team di lavoro di Ulixe. Crediamo che dopo questi mesi di smart working e distanziamento sia importante ricreare quello “spirito di squadra” che è sempre stato alla base del nostro successo.

Francesco Scrufari: Direi che da qui a fine anno ci vediamo in una situazione nettamente migliorata per un contesto sociale che, spero, tenderà ad una visione ottimistica e quindi a una ripresa lavorativa importante. Vogliamo tornare a prendere il caffè insieme discutendo delle strategie, alternando il lavoro agile a momenti di condivisione della quotidianità in ufficio.

Chi sono i vostri competitor e come pensate di superare la concorrenza?

Simone Offredo: L’informatica è un settore che, a mio parere, è tutt’altro che saturo. La richiesta di consulenza in ambito ICT e i nuovi progetti che richiedono sviluppatori, sistemisti, project manager e analisti sono in continua crescita. Io penso che ci sia ancora molto spazio per chi lavora bene e continua ad aggiornarsi senza mai smettere di fare innovazione.

La competizione, semmai, è sulle risorse umane. Al momento attuale ci sono meno informatici di quelli di cui il mercato avrebbe bisogno. Noi e le altre aziende ci contendiamo, letteralmente, i programmatori gli uni con gli altri e la competizione è piuttosto serrata.
Il nostro “segreto” per vincere questa gara contro i nostri concorrenti (tutte le medie aziende dell’ICT, in Italia che hanno tra i loro clienti system integrator e grandi gruppi industriali e finanziari, sono in sostanza nostri competitor) è soprattutto trattare bene chi lavora con noi.

Abbiamo investito (e stiamo ancora investendo) molti soldi, tempo e risorse per fare di Ulixe un posto sempre più gratificante in cui lavorare e per dare opportunità di crescita e di successo a tutte le persone che lavorano con noi, ciascuno secondo le proprie capacità e attitudini.

Francesco Scrufari: Sin da quando abbiamo iniziato ad assumere i primi collaboratori 20 anni fa, con tutte le difficoltà che ha ricordato Simone in apertura, abbiamo sempre fatto del nostro meglio per creare un ambiente di lavoro ottimale e un clima stimolante e amichevole nei nostri uffici e restiamo entrambi convinti che questo atteggiamento sia stato una delle colonne portanti del nostro successo.

 

Link utili:

www.ulixe.com

Le sue considerazioni finali su questa emergenza?

Francesco Scrufari: A parte: “Speriamo che finisca presto”? Okay, seriamente: Io credo che oggi sia troppo presto per tirare le somme su questa pandemia. È stato un evento imprevisto e globale che ha letteralmente scosso tutte le nostre certezze e riscritto le nostre priorità. Avremo tempo per fare tutte le analisi del caso nel corso dei prossimi vent’anni. Ci sarà molto lavoro per gli storici e gli economisti! E credo anche per i politici che dovranno “scrivere nuove regole” per fare in modo che in futuro, se mai dovesse ripetersi una crisi simile a questa, tutti gli stati possiedano gli strumenti giusti per intervenire con maggior coordinamento e rapidità.

Simone Offredo: Aggiungerei che – visto che non siamo ancora del tutto fuori da QUESTA crisi – ora più che mai dobbiamo fare del nostro meglio per restare concentrati sul risultato finale, che è, secondo me, portare i contagi a zero o almeno molto vicino allo zero.
Personalmente e credo come tutti, ne ho le scatole piene di lockdown, mascherine, distanziamenti e disinfettanti, ma penso che l’errore peggiore che potremmo fare sarebbe abbassare la guardia proprio adesso che sembra si stia procedendo verso una soluzione. Io credo sia necessario prepararsi alla “ripartenza”, certo, ma con grande senso di responsabilità e attenzione per la collettività. Se teniamo duro ancora per un po’, poi potremo essere fieri di ciò che abbiamo fatto.

 

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