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Intelligenza Artificiale : come evolverà la scuola

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In questo periodo la tecnologia e i social stanno tornando utili più che mai e mentre fino a ora, l’uso smodato del cellulare e del computer non era ben accetto nemmeno da noi stessi, adesso a causa dell’emergenza da Covd-19 la situazione è cambiata e dobbiamo considerare l’enorme fortuna che abbiamo per la possibilità di effettuare lo smart working, la connessione da remoto e soprattutto per gli studenti di tutte le scuole sino alle università, la possibilità di continuare a studiare e non perdere tempo fondamentale.

Ovviamente la fine di questa emergenza è desiderata più che mai e magari, usare poco la tecnologia quando tutto questo sarà finito potrà essere un giusto compresso a ciò che stiamo vivendo adesso ma dobbiamo pensare al presente e rivalutare tutto, compresi insegnamento e apprendimento. Già da prima dell’emergenza, la scuola stava infatti, sperimentando l’intelligenza artificiale per migliorare e affinare i percorsi di studio.

L’apprendimento scolastico e lo stesso insegnamento sono adatti al cambiamento e gli educatori se ne stanno rendendo conto. Lo studio mnemonico, ad esempio, potrebbe presto non essere più un valore aggiunto dal momento che l’AI potrà sostituirlo a costi inferiori rispetto al capitale umano, utilizzando l’intelligenza artificiale. Parallelamente, all’intelligenza artificiale potrebbe essere affidata la trasmissione di programmi di studio personalizzati, sempre però mediati dalla professionalità umana dei docenti, con vantaggi per l’istruzione. Cerchiamo di capirci di più…

Cos’è l’apprendimento

Non è facile dare una definizione esauriente dell’apprendimento, ma sostanzialmente con questo sostantivo si intende il processo che incrementa l’efficienza di una risposta in relazione al progredire dell’esperienza e questo vale sia sul piano evolutivo-esistenziale sia su quello cognitivo-sociale. I due piani sono interconnessi, se ci focalizziamo sul secondo si può affermare, schematizzando, che nella maggior parte delle discipline l’esperienza è una conoscenza che nasce dall’allenamento costante ed è ciò che distingue i professionisti dai principianti.

Nel periodo della formazione scolastica l’apprendimento passa obbligatoriamente attraverso l’allenamento, che prevede l’acquisizione di nozioni e concetti trasmessi da più insegnanti, in virtù della quale lo studente matura quelle competenze che gli consentiranno di agire e interagire nella società e cominciare a indirizzare il proprio futuro.

David Ausubel, pioniere nel campo della psicologia cognitiva, ha distinto tra due tipi di apprendimento: quello letterale e quello significativo. Il primo tipo consisterebbe nell’esercizio pragmatico e mnemonico, una modalità passiva ma efficiente; il secondo prevede invece un ruolo attivo del soggetto, che rielabora ogni nuova informazione, facendole proprie.

Il nostro sistema di istruzione si affida per larga parte all’apprendimento letterale, attraverso tecniche pressoché identiche ovunque. Gli studenti che fanno la differenza sono quelli che introducono autonomamente l’apprendimento significativo e possono farlo sia grazie all’acquisizione di un metodo innovativo da parte dell’insegnante, sia quando uno straordinario talento soggettivo dello studente trova gratificazione nell’allenamento in una specifica materia, aprendo la porta all’immersione emozionale nell’argomento e alla sua rielaborazione.

Siamo tutti diversi uno dall’altro, percepiamo in maniera differente il colore, il sapore, il suono, pratichiamo un percorso di ragionamento differente nemmeno le difficoltà o le attitudini sono uguali agli altri. Tener conto di un simile polimorfismo per garantire a ciascuno medesime opportunità avrebbe costi altissimi e comporterebbe una situazione che al momento pare impraticabile: la standardizzazione del metodo scolastico e dell’approccio allo studio è perciò un’esigenza organizzativa. Quanto più si va avanti, più si sente però, la necessità di sperimentare e innovare, anche parallelamente all’evoluzione del sapere. La massa di informazioni in crescita smisurata in cui ci troviamo immersi, stanno ridisegnando il nostro vivere.

Intelligenza artificiale: cosa comporta?

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, cioè la possibilità di creare hardware e software in grado di evolversi con l’esperienza e svolgere funzioni fino ad ora di esclusiva pertinenza dell’intelligenza umana, riguardano sostanzialmente il lavoro mnemonico e meccanico di causa/effetto che è conseguenza dell’apprendimento letterale.

E questo comporterà che l’allenamento e il frutto dell’allenamento dello studio mnemonico, non sarà più un valore aggiunto nella società, dal momento che sarà possibile sostituirlo a costi decisamente inferiori di quanto richieda il capitale umano.

L’uso delle mail anche in ambito scolastico, è idoneo nell’ambito dell’insegnamento? Viene da pensare che una trasmissione di programmi di studio personalizzati affidata all’intelligenza artificiale, sarebbe ottimale per rendere maggiormente personalizzato il programma di studio, adattandolo alle esigenze particolari degli studenti (cosa che è sempre più sentita da insegnanti ed educatori stessi) ma al momento, risulta fondamentale l’accompagnamento e la mediazione dalla professionalità umana.

Questo sicuramente permetterebbe il miglioramento della qualità scolastica, delle azioni degli insegnanti, dello studio e delle condizioni in cui è messo uno studente, dando valore alla singolarità. Si potrebbe così garantire non solo un accesso universale allo studio e l’inclusività per studenti con bisogni speciali, ma anche la trasformazione dell’apprendimento mnemonico e letterale in apprendimento significativo ed emozionale. Per il domani, la varietà, la poliedricità, la capacità interpretativa e la diversa abilità diventeranno risorse, a differenza del passato.

Albert Einstein diceva: “Mentre gli studenti rappresentano il 20% della popolazione rappresentano anche il 100% del nostro futuro”.

Laddove c’è innovazione veloce, però, ci deve essere aggiornamento veloce e, prima ancora, regolamentazione: l’intelligenza artificiale ha la natura dell’energia atomica, utile ma potenzialmente distruttiva e questo vale anche e soprattutto per i contenuti. Basti pensare la proliferazione dei corsi di aggiornamento dei master specialistici, che contribuisce a sottolineare l’obsolescenza dei puri titoli di laurea e la necessità di definire sempre di più il background formativo di chi si affaccia al mondo del lavoro.

L’offerta di formazione online con interrogazioni ed esami finali via Skype è sempre maggiore, sempre più varia, capillare ed economica, fornendo alla didattica un’opportunità ma gravandola di un ulteriore problema, quello di verificare titoli e competenze.

Esemplarità in questa situazione è data dal progetto pilota dell’Institute for Blockchain Studies dell’Indiana, che conferisce un documento digitale smart-contract registrato su blockchain. Anche il MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha inaugurato in collaborazione con Cineca il programma MitOpenCourseWare ricorrendo al sistema Blockcerts, iniziativa alla quale partecipano con merito anche istituti italiani come l’Università di Padova e l’Università Bicocca di Milano. Tutto questo fornisce una soluzione al problema sopraelencato.

È sicuro che i Paesi più rapidi a comprendere e giovarsi delle tecnologie 4.0, cogliere al meglio le opportunità in campo le opportunità in campo educativo. Marco Morchio di Accenture, per il nostro Paese, ha detto parole significative:

L’Italia, in presenza di una reale volontà e consapevolezza, potrebbe addirittura essere avvantaggiata […] nel percorso di valorizzazione del fattore umano, perché da sempre è un territorio fertile per la creatività e l’imprenditorialità. La forza lavoro italiana è composta da professionisti formati non solo dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma anche su aspetti quali l’intelligenza emozionale e la capacità di essere innovativi e versatili, in grado di gestire in autonomia e rapidità rischi e opportunità”.

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